Nel 1926 presa coscienza di un'inutilità di un piano così ambizioso, ormai non più adeguato, venne deciso, attraverso un'apposita convenzione con lo stato, di ridimensionare il tutto e di completare i lavori già iniziati. Nel 1934, quando furono sospesi i lavori, erano in esercizio 765 Km (su 1271 previsti), di cui ne facevano parte rami del tutto fini a se stessi, che di fatto non avrebbero avuto grande utilità. Nel 1956 viene completato l'ultimo tronco Camigliatello - San Giovanni in Fiore.
Scattando una foto al parco rotabili (vetture e carri) dell'epoca, avremmo trovato, uniformemente su tutte le linee, un grande numero di carri merce, chiusi e scoperti, di varie tipologie (cisterne, tramoggia,...) e per i passeggeri di vetture ad assi e carrelli del tipo a terrazzini, integrati con altrettanti bagagliai (inclusi i particolari bagagliai-freno utilizzati sulle tratte a cremagliera). Il tutto costruito dalla ditta Carminati e Toselli Co. di Milano a partire dal 1915 in poi. Il parco trazione invece fu composto da diversi gruppi di locomotive, di cui si parla nella scheda Rotabili Storici, e di automotrici suddivise nel gruppo M1 ad assi e nel gruppo M2 a carrelli. Per il gruppo M1, le prime automotrici furono le M1c80 INOX con cassa inossidabile e propulsore OM, costruite dalla Piaggio nel 1936-37; queste furono utilizzate sulle linee di Cosenza, sulla Lagonegro - Spezzano e sulla Atena - Marsiconuovo. Alla chiusura della linea Atena - Marsiconuovo (1966), le due automotrici presenti, vennero trasferite sulla Lagonegro - Spezzano, dove svolsero servizio tra Castrovillari e Rivello (essendo prive di ruota dentata per i tratti a cremagliera presenti tra Castrovillari e Spezzano), dove conclusero la loro carriera con altre consorelle, alla soppressione anche di questa linea (1977). Per il gruppo M2 le prime furono le M250 INOX costruite in quattro esemplari, sempre dalla Piaggio nel 1937, e tutte assegnate al deposito di Cosenza; in seguito, nel 1948-50 furono modificate da Breda, sostituendo il sistema di trasmissione, da elettrico a meccanico. Successivamente per il gruppo M1 sono seguite le più note "Emmine" (M190r) costruite dalla Ranieri di Roma tra il 1951 e il 1953, attrezzate con sistema di ruota dentata per cremagliera Strubb e quindi utilizzate sulle linee a cremagliera Lagonegro - Spezzano e Catanzaro - Catanzaro Lido; la loro particolarità, oltre ad essere di modiche dimensioni, come le precedenti M1c80 INOX, era quella di avere un grosso volante per la combinazione delle marce.

Alcune di queste automotrici, dopo la chiusura della Lagonegro - Spezzano (1977), vennero trasferite sulla linea Catanzaro - Catanzaro Lido dove prestarono servizio fino al 1989, a seguito della messa in opera degli spintori SLM gr.700. Di queste automotrici, ne esistevano diverse versioni, prive di ruota dentata e più capienti, che prestarono servizio sulla restante rete FCL. Invece per il gruppo M2, seguirono le M2 serie 100, costruite in 26 unità dalla Breda tra il 1952 ed il 1956 e derivate dalle ALn 880 FS. Questa serie di automotrici, di cui se ne costruirono almeno altre tre versioni (tra cui anche delle rimorchiate) fino agli anni '70, cominciò a dominare l'intero servizio passeggeri delle linee MCL (poi FCL), soppiantando nei decenni il servizio delle vetuste e meno affidabili automotrici del gruppo M1, ed eliminando completamente la trazione a vapore dal servizio passeggeri. Ancora oggi queste automotrici svolgono gran parte, se non la totalità, del servizio passeggeri sulle linee ex FCL. La prima versione di questa automotrice fu oggetto di modifiche in anni recenti per cui alcune radiate dal servizio, sono oggi visibili come rimorchiate.
Nel 1961, dopo un grave incidente avvenuto presso Soveria Mannelli, lo stato riscattò tutte le concessioni alle MCL e l'intera rete passò sotto la Gestione Commissariale Governativa delle Ferrovie Calabro Lucane. La nuova Gestione varò un piano di ammodernamento della rete, individuando i rami improduttivi da eliminare. Questa scelta comportò così la sopressione di molte linee che furono sostituite da autoservizi. Nel 1977 si conclude simbolicamente la trazione ordinaria a vapore nelle FCL con il treno d'addio alla Lagonegro - Spezzano Albanese, da parte del GRAF. Nel 1981, a seguito dei danni causati dal sisma del 1980, viene chiusa definitivamente anche la Potenza - Laurenzana; nel 1984 nessun progetto di valorizzazione riesce ad evitare lo smantellamento della Lagonegro - Spezzano. Nel 1985 entrano in servizio le nuove automotrici M3 FIAT costruite dalle officine FERROSUD che affiancano le locomotive Diesel LM4 giù in servizio dagli anni '70. Nel 1986 le FCL si scindono in FC (Ferrovie della Calabria) e FAL (Ferrovie Appulo Lucane), a nove anni dalla soppressione dell'unica linea calabro - lucana. Nel 1994 infine entra in servizio l'ultimo gruppo di automotrici: le M4 FIAT, sempre costruite dalla FERROSUD, ed in esercizio sulla tratta Bari Altamura Matera.
Ultimo capitolo, per quanto riguarda le soppressioni, con l'inaspettata chiusura delle linee Camigliatello - S. Giovanni in Fiore e Palmi - Sinopoli S.P. nel 1997, di cui solo la prima vede transitare convogli amatoriali e turistici, per un utilizzo in questi ambiti.
Recentemente, nel 2002, vengono effettuati importanti lavori di ammodernamento alle infrastrutture ferroviarie, nonchè ai sistemi di segnalamento e di regolazione del traffico, che portano alla scomparsa definitiva del vetusto segnalamento a disco e all'automatizzazione della maggior parte dei passaggi a livello presenti nelle linee Potentine.

Dopotutto, oggi, non ci si può lamentare; le odierne FAL e le odierne FC, stanno portando avanti (seppur infinitamente meno che nei tempi passati) un progetto notevole, atto al recupero del loro patrimonio e alla preservazione dei "pezzi storici" a fini turistici e feramatoriali, cosa, che dimostra l'interesse per un passato così radicato ed ancora attuale; a differenza di come avviene per le meno scrupolose FS. Basti visitare un qualunque deposito FCL per palpare la strana sensazione di trovarsi indietro nel tempo.
E questo, sicuramente, ci tiene soddisfatti.
IL PROGETTO DI RECUPERO:
Il progetto di recupero del casello ferroviario prevede una riabilitazione strutturale generale del fabbricato secondo il NTC, in modo da creare una base solida per la rifunzionalizzazione a museo.
Si prevede altresì il recupero e la riqualificazione dell’ampia zona circostante al casello.
Questo è un progetto, frutto di un atteggiamento creativo e acuto, attento ad episodi del tessuto paesaggistico minori e allo stesso tempo densi di richiami alla storia del territorio. Progetto intelligente e sensibile, muove dall’intenzione di integrare architettura, storia e paesaggio in un unico intervento mirato al recupero di un ex casello ferroviario .
La volontà di concedere nuovo respiro a questo insieme di manufatti avviliti dalle azioni del tempo si accompagna a finalità di recupero e di riqualificazione a scala paesaggistica. L’idea è quella di riportare a nuova vita questa variegata storia della farrovia Calabrese. Seguendo il tracciato della ferrovia, si assiste infatti al racconto di antichi paesaggi agricoli, spesso arditi, aspri e complessi, alternati e ritmati dalle tracce che la storia.
Considerato il valore delle risorse di questi territori, si comprende come l’obiettivo generale del progetto non riguardi solo il recupero ambientale ma una sottile e più complessa operazione di ricostruzione di quegli invisibili legami fra paesaggi, manufatti, reperti e storia che possa stimolare una più ampia rigenerazione di risorse non più utilizzate."
Il progetto, quindi, propone un dialogo costante e serrato fra architetture, infrastrutture e paesaggio, in un viaggio che procede attraverso un susseguirsi di cornici e sequenze visive sull’introverso paesaggio del cuore della Calabria.
La forza e la sapienza di questo percorso progettuale viaggiano nei contenuti di una riqualificazione affezionata all’idea di sostenibilità ambientale, diretta a promuovere inserti del patrimonio culturale calabrese spesso dimenticati.

Nelle ferrovie calabresi esiste ancora un patrimonio di impianti, caselli ferroviari, ponti, gallerie, viadotti, che meritano di essere ripristinati e conservati anche come testimonianza della ricerca ingegneristica che li ha creati.
Questo grande patrimonio infrastrutturale, che ha dato il suo contributo allo sviluppo della Nazione, non va disperso.
E’ doveroso che sia recuperato per obiettivi precisi, quali la mobilità delle persone, la tutela e salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio, e la possibilità di promuovere preziose opportunità di nuova occupazione e imprenditoria giovanile nel settore del turismo collegato alla conoscenza ed alla riscoperta del patrimonio storico-artistico e naturale delle ferrovie calabresi.
MUSEO MULTIMEDIALE VIRTUALE:
Il progetto intende creare un museo multimediale che utilizzi la realtà virtuale immersiva.
L’idea di un museo multimediale immersivo nasce dal desiderio di creare un mondo di interrelazione tra visitatore e l’ambiente delle ferrovie Calabresi anche fuori dal contesto reale. Ossia creare un contesto esperienziale (una realtà virtuale) che permetta a uno o più utenti di vedere, muoversi e agire in un ambiente simulato dal computer come se si trattasse dell’ambiente reale.
Sono ormai molti anni che le simulazioni di realtà virtuale, attraverso l’uso di specifici dispositivi di interfaccia (guanti, cuffie e occhiali), capaci di trasmettere all'operatore le sensazioni visive, acustiche e tattili relative all'ambiente simulato e di registrare e inviare al programma di simulazione le espressioni e i movimenti dell'utente, consente agli utenti di vivere esperienze uniche realistiche o totalmente impossibili.
I dispositivi di interfacce speciali permettono a chi entra in una simulazione VR di muoversi, agire e comunicare con il computer in modo quasi del tutto naturale. L'interazione così immediata e la possibilità di guardare in ogni direzione danno la sensazione di essere completamente immersi nell'ambiente simulato.